Incontro 3 — Il dono della fede

Cammino verso la Cresima

Incontro 3 — Il dono della fede

Durata indicativa: 60-70 minuti

Obiettivo

Far comprendere che la fede non è anzitutto uno sforzo da compiere, ma una grazia ricevuta gratuitamente da accogliere: se accolta e vissuta con speranza e carità, porta frutto. Collegare questo con il fatto che i genitori hanno scelto la fede per noi, e ora tocca a noi confermarla.

Materiali necessari

  • Due post-it (oppure due piccoli foglietti formato A6) di colore diverso per ciascun ragazzo
  • Cartellone grande per il “Muro dei doni”
  • Un piccolo fiore economico in vaso per ciascun ragazzo (o uno per gruppo, se la logistica lo richiede) — vedi nota sotto
  • Etichette o pennarelli indelebili per personalizzare il vaso

Svolgimento

1. Momento iniziale — riflessione sul dono (10′)

Nella nostra vita abbiamo ricevuto tanti doni. Alcuni si toccano con mano: un oggetto a cui siamo legati, un regalo ricevuto in un momento speciale… Altri sono invisibili, ma ancora più preziosi: l’amicizia, l’amore, la fiducia di qualcuno, il sentirsi ascoltati o accolti.

Circle time in cui, a piccoli gruppi o con il gruppo intero, si chiede e si dialoga con i ragazzi partendo da queste domande:

  • Quali sono i doni più belli che hai ricevuto finora?
  • C’è un dono che ti ha fatto sentire particolarmente importante o felice?

Si invita chi lo desidera a condividere brevemente un’esperienza personale. L’obiettivo non è forzare, ma creare un clima di ascolto reciproco e gratitudine.

2. Il Muro dei Doni (20′)

Ogni ragazzo riceve due post-it (o due piccoli foglietti A6) di colore diverso: uno per indicare il dono ricevuto, uno per indicare chi glielo ha donato. Esempio da proporre per chiarire: sul foglietto giallo “Il tempo che mio nonno passava con me”, sul foglietto azzurro “Il nonno”.

Si invita ciascuno a riflettere bene su cosa scrivere, pensando non solo a cosa ha ricevuto, ma anche da chi è arrivato quel dono: a volte non ci rendiamo conto della bellezza di chi ci è accanto. Quando tutti hanno completato, i ragazzi attaccano i due post-it uno accanto all’altro sul cartellone, formando un “Muro dei Doni e dei Donatori”. Chi lo desidera può leggere ad alta voce il proprio contributo.

3. Dal dono ricevuto al dono della fede (15′)

Si porta la riflessione dal piano umano a quello della fede: i doni sono parte della relazione. Con il Battesimo siamo diventati, tramite il dono dello Spirito Santo, figli di Dio. Possiamo cogliere la Sua presenza nella nostra vita riconoscendo nei doni ricevuti un riflesso della Sua presenza. La fede che ci è stata donata nel Battesimo, ora siamo chiamati ad assumerla con responsabilità nella relazione con Dio che ci è Padre.

Un vero dono, a differenza di un oggetto che ci si costruisce da soli, ha alcune caratteristiche: non ce lo siamo meritati né conquistato, ci precede, e non si esaurisce nel momento in cui lo riceviamo — chiede di essere accolto, custodito e, se possibile, restituito o condiviso con altri. La fede è esattamente così: un dono gratuito, ricevuto da piccoli tramite la scelta dei nostri genitori, che ora siamo chiamati ad accogliere in prima persona e a far fruttare.

4. Gesto simbolico: il fiore del dono (10-15′)

Si consegna a ciascun ragazzo un piccolo fiore economico in vaso, come segno concreto del dono ricevuto: come la fede, il fiore non è stato “guadagnato”, ma va curato perché porti frutto. Ogni ragazzo scrive il proprio nome sul vaso e si impegna a portarlo a casa e ad averne cura nelle settimane successive. Si anticipa che nell’incontro sui frutti dello Spirito (incontro 5) si tornerà a vedere insieme come sono cresciuti — o cosa è mancato perché crescessero.

Per il catechista

Il filo conduttore dell’incontro è: dono ricevuto → dono da accogliere responsabilmente → dono da far fruttare. Evitare di presentare la fede come un “compito” o una prestazione da dimostrare: è anzitutto una grazia, cioè qualcosa che viene prima di ogni nostro merito.

Il parallelo genitori/Battesimo è centrale: così come da piccoli i genitori hanno scelto molte cose belle per noi (un nome, delle cure, la fede), la Cresima è il momento in cui possiamo dire di persona: “sì, la faccio mia”. Non è un obbligo che si aggiunge, ma la maturazione di qualcosa che è già nostro.

Se la logistica non permette un fiore vero per ciascuno, va bene anche un vaso comune per gruppo: l’importante è che il gesto sia concreto e che i ragazzi sappiano che se ne riparlerà nell’incontro 5.

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