Cammino verso la Cresima
Incontro 5 — I frutti dello Spirito
Obiettivo
Leggere e comprendere Galati 5,13-23, distinguendo le “opere della carne” dai “frutti dello Spirito”; verificare insieme, a partire dal fiore consegnato nell’incontro 3, cosa significa concretamente far fruttare un dono ricevuto.
Materiali necessari
- Le piante consegnate nell’incontro 3 (o foto/aggiornamenti, se non è possibile portarle)
- Schede con il testo di Galati 5,13-23 e le domande guida
- Nove fogli A4, uno per gruppo, per l’attività finale
- Materiale da disegno (pennarelli, colori)
Svolgimento
1. Verifica del fiore (10-15′)
Si chiede ai ragazzi come è andata con il fiore ricevuto nell’incontro 3: chi l’ha portato con sé, come è cresciuto, cosa hanno fatto per farlo fiorire o cosa non hanno fatto e l’ha fatto appassire. Se qualcuno ha delle foto dei progressi, è un buon momento per mostrarle.
Si riprende il tema: un dono che non viene alimentato — anche se aveva in sé il dono della vita — rischia di seccarsi. È lo stesso parallelo con la Cresima e la vita cristiana: se i doni ricevuti vengono alimentati, portano frutto; altrimenti restano solo una possibilità inespressa.
2. Lettura e lavoro sul testo — Galati 5,13-23 (30′)
Si distribuisce la scheda ragazzo con il testo di Galati 5,13-23 e le domande guida (qui sotto): lettura individuale o a coppie, poi condivisione a piccoli gruppi o con il gruppo intero.
3. Attività di gruppo — il cartellone dei frutti (20-25′)
Si divide il gruppo in nove sotto-gruppi (uno per ciascun frutto) e si consegna a ciascuno un foglio A4 su cui disegnare il frutto assegnato, insieme alla parola o a una piccola frase che lo spiega. Unendo i fogli si compone, se possibile, un cartellone unico.
Esempi da dare solo dopo qualche minuto, se il gruppo fatica a partire con la creatività:
- Amore — un cuore, segno dell’amore di Dio che si riflette verso gli altri.
- Gioia — un sole o un volto sorridente, simbolo della luce e della felicità che vengono dallo Spirito.
- Pace — una colomba o un ramo d’ulivo, che richiamano armonia e riconciliazione.
- Pazienza — una piantina che cresce o una clessidra, immagine del tempo e della calma per attendere.
- Benevolenza — due mani che si stringono, segno di accoglienza e gentilezza verso tutti.
- Bontà — una stella o un frutto maturo, che indicano una vita piena di opere buone.
- Fedeltà — una catena solida o una pergamena, per rappresentare il rimanere saldi nelle promesse e nella fede.
- Mitezza — un agnello o un fiore delicato, simbolo della forza che si esprime nella dolcezza.
- Dominio di sé — una bilancia o una coppa di vittoria, immagine della capacità di governare i propri impulsi.
San Paolo chiama i peccati “opere” (cose che ci si fabbrica da soli, con lo sforzo e il controllo) e le cose di Dio “frutti” (cose che crescono, che maturano nel tempo, che non si possono forzare). È un’immagine utile da riprendere con i ragazzi: un frutto non si “fabbrica” a comando, ma matura se la pianta è curata — proprio come il fiore consegnato nell’incontro 3.
Attenzione a non far percepire le “opere della carne” elencate da San Paolo come un semplice elenco di divieti moralistici: l’accento va posto sulla libertà — chi si lascia guidare dallo Spirito non è più schiavo di impulsi e abitudini che dividono e feriscono, ma è libero di amare.
Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri. Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso. Ma se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri!
Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne; la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste.
Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete più sotto la legge. Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio.
Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è legge.
Lavoro sul testo:
- Quali sono le opere “della carne”?
- Perché vengono definite così?
- Qual è il frutto “dello Spirito”?
- Perché viene definito così?
- Perché le prime portano ad essere schiavi e il secondo a vivere nella libertà dei figli di Dio?