Chi è il mio prossimo? Non chi merita la mia vicinanza, ma chi ho vicino e a cui mi avvicino. La parabola capovolge la domanda — e con essa, il modo in cui guardiamo il mondo.
Obiettivi dell’incontro
- Scoprire chi è il «prossimo» secondo Gesù
- Riconoscere sacerdote, levita e samaritano nella propria vita
- Comprendere la grazia come ciò che rende capaci di amare
- Incontrare testimoni reali di carità nel territorio
- Identificare un gesto concreto nato dalla propria ferita
- Collegare l’incontro alla Giornata per la Vita (se coincide)
Primo incontro — La Parola: apertura
Riprendi la domanda della settimana scorsa (il pieghevole). Poi il Padre Nostro. Introduzione breve: «Oggi Gesù ci fa una domanda scomoda: non “chi ti vuole bene?” ma “a chi ti fai vicino?”» La struttura è: gioco della sedia vuota → lettura Lc 10 → spiegazione → domande → segno.
Esperienziale
Disponi le sedie in cerchio, una in meno del numero di ragazzi. Musica: quando si ferma, ognuno sceglie un compagno, si danno le due mani e si siedono vicini. Chi resta in piedi al primo turno viene incluso nel secondo — nessuno è escluso definitivamente.
Distribuisci il testo di Lc 10, 25-37. Ogni ragazzo lo rilegge almeno due volte in silenzio, sottolineando le parole chiave. Poi assegna i ruoli: dottore della legge, Gesù, narratore, viandante ferito, sacerdote, levita, samaritano, oste. La drammatizzazione può essere semplice — in piedi, azioni mimiche, non serve un copione. Dopo la messa in scena: «Cosa avete provato nei vostri ruoli? Il sacerdote e il levita — perché passano oltre?»
Scegli una delle due opzioni per il segno:
- Testo Lc 10, 25-37 (fotocopie)
- Casse bluetooth e musica per il gioco
- Sedie in cerchio (una in meno)
- Foglietti «domanda tra incontri»
- Post-it di forma particolare (non quadrati)
- Pennarelli per post-it e segni
Riflessivo-Relazionale
Gioco della sedia vuota — versione breve (un solo giro). Poi, prima di parlare del gioco: «Prima di rispondere — provate a stare in silenzio 30 secondi con questa domanda: chi è la persona nella vostra vita che si sente più spesso “rimasta fuori”?» Silenzio. Poi il giro.
Distribuisci il testo. Ogni ragazzo lo legge tre volte. Prima lettura: comprensione. Seconda: sottolinea la parola che colpisce. Terza: cerca di capire perché quella parola. Condivisione: ognuno dice la propria parola sottolineata — solo la parola, senza spiegare. Il catechista le annota alla lavagna.
Dopo la terza domanda, presenta la chiave simbolica — il samaritano come grazia che abita dentro di noi: sacerdote = la ragione, levita = le emozioni, samaritano = la grazia. È il momento più adatto: i ragazzi sono già nel dolore della terza domanda.
Ogni ragazzo scrive in silenzio il proprio gesto — quello che nasce dalla ferita. Non si condivide obbligatoriamente. Il catechista condivide il suo per primo.
- Testo Lc 10, 25-37 (fotocopie)
- Casse bluetooth e musica per il gioco
- Sedie in cerchio (una in meno)
- Foglietti «domanda tra incontri»
Narrativo-Biblico
Mostra la riproduzione del Buon Samaritano di Van Gogh (1890) senza spiegare nulla. Chiedi: «Cosa vedete? Chi sono questi due uomini? Cosa sta succedendo? Come vi fa sentire?» Breve giro di impressioni visive. Poi: «Questo quadro racconta una storia che Gesù ha raccontato duemila anni prima. Leggiamola.»
Lettura a più voci, con i ruoli del testo. Il catechista fa il narratore. Poi confronto con il quadro: «Cosa c’è nel quadro che il testo non dice? Cosa c’è nel testo che il quadro non mostra? Van Gogh ha scelto di fermare questo preciso momento — perché secondo voi?»
Presenta lo schema dei tre personaggi: sacerdote = ragione, levita = emozioni, samaritano = grazia. Poi analisi per strati.
Ogni ragazzo crea un segnalibro con due simboli — uno per il samaritano, uno per la strada — da portare a scuola.
- Testo Lc 10, 25-37 (fotocopie)
- Riproduzione del Buon Samaritano di Van Gogh
- Cartoncini per il segnalibro
- Foglietti «domanda tra incontri»
Creativo-Espressivo
Usa per il gioco un brano musicale che ha a che fare con la solitudine o l’incontro — scegli tu in base al tuo stile. Quando si ferma la musica e i ragazzi si siedono, il gesto del «darsi le mani» diventa già simbolo. Dopo il gioco: «Quella mano che avete cercato — è il gesto del samaritano.»
Lettura del testo. Poi ogni ragazzo sceglie un personaggio e costruisce un’immagine corporea fissa che rappresenti il momento più significativo per quel personaggio — non la scena intera, solo un gesto, una postura. Il catechista fotografa: le immagini possono diventare il «cartellone» dell’incontro.
Su un lungo foglio di carta da pacchi steso a terra (la «strada»), ogni ragazzo: disegna o scrive dove «passa oltre» nella propria vita quotidiana; disegna o scrive un momento in cui qualcuno si è fermato per lui; scrive il gesto concreto — il post-it della ferita — e lo attacca sulla strada. Il quadro di Van Gogh viene posto all’inizio della strada come punto di partenza visivo (facoltativo, se disponibile). La lettura del brano viene ripetuta sottovoce mentre i ragazzi lavorano.
- Testo Lc 10, 25-37 (fotocopie)
- Casse bluetooth e musica per il gioco
- Sedie in cerchio (una in meno)
- Foglietti «domanda tra incontri»
- Carta da pacchi lunga (la «strada»)
- Pennarelli per l’installazione
Da consegnare a ogni ragazzo con il proprio segno (post-it o segnalibro): «In questi giorni, nota un momento in cui passi oltre — e uno in cui ti fermi. Vieni al prossimo incontro pronto a raccontare uno dei due.»
La Testimonianza
Riprendi velocemente il primo incontro: guarda i post-it o i segnalibri. Poi la domanda chiave: «Chi ha provato a fare un gesto da Buon Samaritano in questi giorni? Anche piccolo. Anche fallito.» Giro breve — non tutti risponderanno, e va bene. Poi introduci l’ospite. Se coincide con la Giornata per la Vita, segnalalo prima dell’ospite — il collegamento sarà naturale.
I volontari raccontano chi sono le persone che incontrano, come si fanno vicini a chi ha bisogno, quali difficoltà vivono e quali gioie ricevono. Spazio libero ai ragazzi per fare domande.
Dopo che l’ospite saluta, il catechista chiede: «Cosa vi ha colpito di più? C’è una parola, un gesto, una storia che volete tenere?» Breve giro. Poi collega al gesto scritto sul post-it del primo incontro: «Il Centro Aiuto Vita fa esattamente quello che avete scritto — a dimensione professionale. Voi potete farlo a dimensione di ragazzo. È abbastanza.»
Si ringraziano i testimoni. Poi preghiera comune:
- Volontari CAV ospiti (contattati per tempo)
- Guida domande per l’ospite
- Post-it o segnalibri del 1° incontro