Luca 4,1-13 — Le tentazioni di Gesù nel deserto, e le nostre.
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Esperienziale
Diamo ai ragazzi tre scenari — possono essere piccoli racconti su fogli di carta, oppure letti a voce. I ragazzi devono scegliere e spiegare perché.
- Scenario I: «Hai trovato 50 euro per terra… nessuno ti vede, ma hai il sospetto che siano caduti alla signora che sta camminando una ventina di metri davanti a te e ha la borsa scucita. Li tieni e stai zitto, o chiami la signora e le chiedi?»
- Scenario II: «Primo giorno alle superiori: con te in classe c’è un amico d’infanzia. Potresti diventare il più popolare della classe, ma dovresti ignorarlo perché “non è abbastanza fico”. Lo faresti?»
- Scenario III: «Ti capita di poter fare una cosa buona, ma nessuno saprebbe mai che l’hai fatta. Vale lo stesso farla, se comporta anche un sacrificio da parte tua?»
Leggiamo Lc 4,1-13 e facciamo notare il collegamento: i tre scenari attualizzano in qualche modo le tentazioni — il pane per sé, la popolarità, la fede o comunque l’essere ammirati dagli altri. Gesù risponde mettendo prima Dio e la sua parola: il diavolo si allontana fino al momento fissato. Non è finita lì, la sfida si sposta nella vita di ogni giorno.
No alla tentazione non basta: non esiste il vuoto. Se rinunciamo a qualcosa fine a sé stesso, non riusciremo a resistere — il vuoto va riempito, il vuoto chiama. Il no alla tentazione diventa sì alla giustizia. In piccoli gruppi, provate a ribaltare in senso positivo le situazioni di prima. Poi, singolarmente, proviamo a individuare qualcosa nella nostra quotidianità che può passare dall’IO al TU — non semplicemente «rinuncio» o «mi impegno a non fare questo», ma «non faccio questo per fare quest’altro». Condivisione dell’impegno quaresimale.
- Foglietti con i tre scenari (facoltativi, si possono anche leggere a voce), fogli e penne per l’impegno quaresimale.
Incontro Testimoni
Lettura breve e narrazione del testo. Il catechista si sofferma sulla prima tentazione, quella del pane: Gesù rifiuta di trasformare le pietre in pane per sé, ma tutta la sua vita trasforma pane per gli altri — sfama le folle, mangia con gli esclusi, istituisce l’Eucaristia (si fa pane). Il rifiuto della tentazione non è egoismo: è la scelta di chi il pane lo condivide davvero. Provocazione: «Secondo voi, vive a casa nostra qualcuno che non ha pane a sufficienza? E con “pane” cosa intendiamo?» Breve circle time di risposte.
Si presenta l’ospite, che si racconta con le proprie parole. Si può guidare l’incontro con queste domande: 1) Cosa fa concretamente la Caritas qui da noi? 2) C’è una storia che ti ha cambiato? Perché fai il volontario? 3) Cosa diresti a un ragazzo di 11-12 anni che vuole fare qualcosa di concreto in questo periodo?
Domande dei ragazzi e breve giro su cosa ci ha colpito della testimonianza. Si può pensare a un impegno concreto per il prossimo incontro, ad esempio: raccolta di beni di prima necessità, visita guidata alla sede Caritas, digiuno solidale per devolvere quanto si risparmia (inteso come rinuncia a qualche piccolo sfizio)… anche provare a scrivere una piccola lettera a un volontario o all’ospite che è venuto.
- Fotocopia di Lc 4,1-13, un volontario o referente Caritas invitato in anticipo, fogli e penne per gli appunti.
Narrativo-Biblico
Lasciamo ai ragazzi tre domande, con risposte scritte:
- Cosa c’è di sbagliato nel trasformare, se si avesse il potere di farlo, le pietre in pane?
- Il diavolo offre tutto il mondo… è una buona offerta? Con il potere si potrebbero far finire le guerre e fare tanto bene.
- Perché Gesù non si butta? Se fosse veramente chi diceva di essere, non sarebbe stata la prova definitiva che Dio esiste — un po’ più «soft» della croce e della risurrezione?
1) La tentazione non è mangiare: è usare il potere per sé, saltare la fatica, non dipendere da nulla e nessuno. 2) Il problema non è il potere o l’avere influenza: è scegliere la scorciatoia del dominio invece del servizio, il potere invece dell’amore. 3) La fede non ha bisogno di prove spettacolari. Gesù salva perché si china su di noi, sulla nostra fragilità, la indossa e la attraversa: il suo trono è la croce. Una vita donata totalmente, una fede che si mette nelle mani del Padre quando tutto sembra contrario, è la chiave della risurrezione.
Ogni ragazzo, su un foglio diviso in tre sezioni, scrive quella che per lui può essere una tentazione legata: al possesso delle cose; al potere o alla popolarità; al mettersi al servizio piuttosto che farsi servire.
- Fotocopia di Lc 4,1-13, fogli divisi in tre sezioni, penne.
Creativo-Espressivo
Iniziamo l’incontro con una ciotola al centro della stanza, dentro cui mettere una piccola candela o un lumino. Silenzio per 90 secondi (o musica ambientale). Si fa riflettere alla fine sul silenzio: non è assenza di rumore, ma ciò che permette di sentire tutto quello che normalmente non sentiamo. Lo stesso vale per il deserto: nel deserto non è scontato niente, nemmeno vivere. Gesù va nel deserto per togliere ciò che non è essenziale, e qui fa esperienza della tentazione.
Lettura del brano.
Dividere i ragazzi in tre gruppi. Ogni gruppo crea con i corpi una rappresentazione di una delle tre tentazioni — non la scena biblica, ma la tentazione nella vita di oggi. Dopo aver preparato la propria «installazione artistica», ogni gruppo la mostra agli altri, che devono capire cosa rappresenta. Si riflette su ogni installazione.
Ogni ragazzo riceve un piccolo seme e un vasetto (materiali economici, reperibili in qualsiasi ferramenta). I semi vengono piantati e disposti nei vasetti, in cerchio. Ognuno porterà a casa la pianta e la curerà per farla crescere. Allo stesso tempo si prende un impegno che non è un «non faccio questo», ma «invece di questo, mi impegno a…».
- Ciotola, candela o lumino, fotocopia di Lc 4,1-13, un piccolo seme e un vasetto per ragazzo, terra.